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Contratti delle aziende artigiane: il nuovo modello in sei punti
(24/11/2016)

 

ll nuovo modello contrattuale dell’artigianato, che riguarda un milione e mezzo di lavoratori dipendenti, è stato sottoscritto ieri sera, 23 novembre, a Roma dai presidenti e dai segretari generali di Claai-Unione Artigiani, Stefano Fugazza e Marco Accornero, Cna, Confartigianato e Casartigiani, e dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.

 “Si tratta di un passaggio particolarmente importante – ha spiegato il segretario generale dell’Unione Artigiani, Marco Accornero -che innova positivamente in materia di contratto nazionale e che interessa più di un milione e mezzo di lavoratori italiani che operano quotidianamente nei vari settori artigiani.”

“La sottoscrizione di questo documento – ha concluso Accornero – richiama idealmente i 60 anni dall’approvazione della Legge Quadro sull’artigianato del 1956, per la quale si spese con grande impegno l’allora segretario generale dell’Unione Artigiani Gabriele Lanfredini, che identificò e distinse l’artigianato dalle altre attività imprenditoriali, riconoscendogli proprie peculiarità ed una importanza stretegica nel quadro economico del Paese ancor oggi attuali.” 

Questi i sei punti chiave:

1 – Da nove contratti si scende a quattro

I nove contratti attuali dell’artigianato saranno accorpati in quattro aree: manifatturiero, servizi, edilizia, autotrasporto. Recita l’accordo: «A tal fine, verrà costituita una commissione paritetica composta dalle confederazioni e dalle categorie coinvolte, articolata per singole aree contrattuali, finalizzata a concludere, entro e non oltre il 31 dicembre 2017, i suddetti accorpamenti. L’avvio del nuovo ciclo di rinnovo dei contratti avverrà sulla base del nuovo assetto delle aree contrattuali come definito dalla suddetta commissione».

2 – Salario, i parametri degli aumenti restano da definire

Recita l’accordo: «Il salario regolato dal contratto nazionale, sarà determinato fra le parti sulla base di opportuni criteri guida ed indicatori. Nel quadro dello sviluppo della partecipazione, i contratti nazionali di lavoro dell’artigianato stabiliranno opportuni strumenti e sedi di verifica e di monitoraggio al fine di poter disporre, in tempi adeguati, di elementi oggettivi e condivisi di valutazione rispetto all’andamento delle retribuzioni, in relazione alle variabili economiche e sociali dei singoli contesti settoriali».

3 – Contratti di secondo livello regionali o aziendali

La contrattazione di secondo livello sarà generalmente regionale, come avviene oggi. Ma viene introdotta un’altra possibilità: contrattazione a livello aziendale, ovviamente nelle (poche) imprese del settore che hanno una struttura adeguata a questo tipo di negoziazione. Resta fermo il principio di un solo livello di contrattazione oltre al livello nazionale. I contratti collettivi di secondo livello hanno una durata correlata alla durata dei contratti collettivi nazionali e, di norma, decorrono a metà della durata stessa dei contratti nazionali.

4 – Uno schema base per la contrattazione di produttività

Si aiutano le imprese dell’artigianato a sfruttare il premio fiscale tassato al 10% previsto dalla legge di Bilancio 2015 e rafforzato dalla legge di Bilancio 2017 tramite un accordo quadro territoriale che fornisce uno schema tipo per eventuali accordi aziendali. Da notare: l’accordo quadro territoriale è considerato «cedevole» rispetto ad eventuali e specifiche intese regionali.

5 – Bilateralità potenziata

«In continuità con la propria esperienza di bilateralità, di attenzione verso i bisogni delle imprese, dei lavoratori e dei territori — recita l’accordo — è stato costituito il Fondo di Solidarietà Bilaterale (FSBA) totalmente autofinanziato con i contributi di aziende e lavoratori, ai sensi della legge 92/2012 e del decreto legislativo 148/2015. La scelta delle parti è stata quella di estendere il fondo a tutte le imprese — anche quelle con un solo dipendente —, andando quindi ben oltre le previsioni legislative». Inoltre, «al fine di ottimizzare l’utilizzo degli strumenti bilaterali delle politiche del lavoro, è stata già prevista la possibilità di utilizzare sinergicamente il Fondo interprofessionale del comparto (Fondartigianato) e FSBA«.

6 – Investimento sulla previdenza complementare

L’accordo constata che «risulta invece a tutt’oggi coperta solo nominalmente, nonostante la sua importanza, l’area della previdenza complementare: poche migliaia di lavoratori sono gli iscritti al fondo di riferimento del comparto a fronte di una vastissima platea di potenziali aderenti». Perciò «le parti concordano che venga immediatamente avviato un tavolo di confronto con il compito di adeguare i cardini del sistema bilaterale e di esaminare i temi del mercato del lavoro e della previdenza complementare al fine di definire soluzioni adeguate nei tempi e nei contenuti».

 

In allegato i documenti sottoscritti.



Allegati
# DETASSAZIONE
# MODELLO
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